Maggiori informazioni

La Vestaglia

The Washing Diary: Seta

A Compiègne, nel nord della Francia, viene gelosamente custodita una vestaglia di seta verde smeraldo appartenuta a Virginia Oldoini, Contessa di Castiglione e amante di Napoleone III. La storia ci insegna che nulla accade per caso e ci sono parole e atti che hanno cambiato vite, percorsi, destini.

“Cara cugina, cercate di riuscire ad influenzarlo usando il mezzo che più ritenete adatto”. Queste sono le parole scritte dal Conte di Cavour rivolgendosi alla cugina Virginia affinché riuscisse a ricevere l’attenzione di Napoleone III. L’Italia aveva infatti estremo bisogno del suo appoggio prima della conclusione del congresso di Parigi, e su Virginia Oldoini pesava una grande responsabilità. Era così bella, intelligente e talmente astuta da saper perfettamente come muoversi all’interno dei salotti, anche quelli della politica. Anticonformista per natura si rifiutava di indossare busti e biancheria intima, preferendo linee morbide e senza sostegno, soprattutto le vestaglie. Fra tutte indosserà quella verde smeraldo per sedurre Napoleone III in una notte che cambierà la storia dell’Italia.

In effetti questo capo così sensuale potrebbe cambiare le sorti di molte vite amorose, a patto che vengano riposte le orribili (ma comodissime) tute in pile nel cassetto più remoto dell’armadio, quello che si raggiunge solo con scala pieghevole tanto per intenderci. E’ arrivato il momento di far tornare in auge la vestaglia, lo dico alle donne ma anche agli uomini perché mentre la pancia cresce (per tutti) il desiderio cala (per tutti).

Un tempo era un must nel guardaroba di chiunque, simbolo di raffinatezza e di salotto. Oggi siamo diventati tutti un po’ più pigri e la intendiamo come un capo da indossare solo in occasioni speciali.

Ma è pur vero che un tocco di seta sulla pelle non ha mai fatto male a nessuno e indossata la mattina sopra al pigiama dà un tocco sofisticato e fa passare in secondo piano le occhiaie, il viso pallido e i capelli arruffati perché la seta è da sempre simbolo di eleganza, fascino e la sua storia non è da meno.

La leggenda narra che la fibra venne scoperta dall’imperatrice cinese Xi Ling Shi e che la stessa Cina tenne segreta per secoli la bachicoltura. La seta raggiunse l’occidente sono nel 550 d.C. grazie ad alcuni monaci che importarono uova di baco nascoste nel fondo di alcune canne, dando così fine al monopolio cinese su questo meraviglioso tessuto. Le uova sono appunto l’elemento fondamentale per la nascita della seta perché dovete sapere che il baco nasce sotto forma di verme e si ciba unicamente di foglie di gelso. Dopo circa quattro settimane diventa adulto e inizia a formare un filamento (la cui lunghezza è incredibilmente variabile tra i 300 metri e 3 chilometri) con il quale crea un bozzolo.
Al suo interno avviene la vera trasformazione e il baco diventa crisalide per poi divenire una meravigliosa farfalla che depone le uova prima di uscire dal guscio e volare via. I bozzoli vengono quindi lavorati mediante il processo di “sgommatura”, che permette di eliminare la sericina. I fili del bozzolo vengono perciò arrotolati su un apposito macchinario per poi essere lavorati al filatoio. A seconda della lavorazione i tessuti di seta che si possono ottenere sono moltissimi, ad esempio il crepe, tussah, chiffon, georgette, taffettà, raso, solo per ricordarne alcuni.

 

Saprete di certo quanto la seta sia un tessuto naturale particolarmente pregiato. Ma forse non sapete che rispetto alla produzione globale di questo filato nel mondo, la percentuale di fibre di seta si attesta sotto l’1%.

Inoltre, per 1 kg di seta grezza sono necessari circa 10 kg di bachi da seta, per 3 kg oltre 25 gelsi e per un abito in seta quasi 70 kg di foglie di gelsi. Non c’è quindi da meravigliarsi se è considerata una delle fibre esistenti più pregiate e va trattata con la massima cura.

Si distingue da sempre per la sua lucentezza, raffinatezza e leggerezza. Il suo aspetto e la delicata sensazione che procura al tatto l’hanno resa inconfondibile ed elegante. Proprio per queste sue caratteristiche richiede un trattamento speciale e Miele ha abolito il lavaggio a mano anche per la seta creando un apposito programma che protegge questo prezioso tessuto.

Il procedimento di lavaggio rispetta le sue caratteristiche ed è reso ancora più delicato dall’innovativa superficie del cestello a nido d’ape. Miele consiglia inoltre di utilizzare il detergente WoolCare e di asciugare la seta nell’asciugabiancheria con il programma Trattamento seta, attraverso il quale gli indumenti vengono asciugati in modo delicato per impedire la formazione di pieghe. Un altro consiglio? Ricordatevi che durante il momento dello stiro, essendo i filamenti della seta sensibili alle alte temperature, i capi dovrebbero essere stirati leggermente umidi, al secondo livello o con semplice vapore e utilizzando l’apposita soletta antiaderente sotto il ferro da stiro impedisce che si formino punti di lucidità. A noi non resta che indossare le nostre vestaglie più belle, a tutto il resto ci pensa Miele.