Una squadra di chirurghi opera in sala operatoria
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Come sterilizzare gli strumenti chirurgici a regola d’arte

Articolo del blog
La sterilizzazione dei ferri chirurgici è un’operazione fondamentale all’interno delle sale operatorie. Questo processo comporta la totale distruzione di microrganismi patogeni e spore che potrebbero entrare a contatto con i pazienti o con il personale e causare infezioni. Per non correre in questi rischi è essenziale che le strutture abbiano a disposizione macchinari all’avanguardia nel rispetto dei protocolli in materia di igiene.
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Quali procedure sono fondamentali nel lavaggio dei ferri?

Prima di procedere alla sterilizzazione è necessario tutelare la salute dell’operatore sanitario

Prima di procedere alla sterilizzazione è necessario tutelare la salute dell’operatore sanitario deputato a svolgere tale compito. Il personale dovrà, dunque, seguire regole rigide, fondamentali per la sua protezione e per il corretto svolgimento delle operazioni che andrà a compiere. Infatti, affinché possa definirsi innocuo dal punto di vista organico, uno strumento – chirurgico, diagnostico o terapeutico – deve essere sottoposto ad una procedura che si compone di otto step differenti.

  1. la raccolta
  2. la decontaminazione
  3. il lavaggio
  4. il risciacquo
  5. l’asciugatura
  6. controllo
  7. il confezionamento
  8. la sterilizzazione

Ogni step è caratterizzato da attività specifiche che richiedono massima attenzione e cura. Analizziamole singolarmente per capire a cosa fare particolare attenzione.

1. La raccolta

La prima fase del processo di sterilizzazione degli strumenti chirurgici è quella più rischiosa per gli operatori sanitari perché prevede la raccolta dei ferri sporchi e pieni dunque di batteri e spore. È necessario che questi siano posti all’interno di bacinelle senza fessure e saldature così che i residui, che naturalmente si perdono, non si annidino nelle stesse, causando coaguli di germi molto pericolosi.

Durante questa fase di raccolta, è estremamente importante che gli operatori indossino guanti antigraffio, indumenti protettivi quali maschere e occhiali per il viso con lo scopo di proteggersi da schizzi di sostanze contaminate.

2. La decontaminazione

La decontaminazione è lo step che ha l’obiettivo di rendere inattivi gli organismi patogeni sugli strumenti. Questa operazione può essere effettuata a mano oppure mediante l’ausilio di apparecchiature termodisinfettanti. Gli strumenti che necessitano di uno smontaggio hanno bisogno di un risciacquo prima manuale e poi meccanico.

Per quanto riguarda la decontaminazione manuale è importante considerare:

  • la scelta del principio attivo delle formulazioni disinfettanti che tenga conto degli obiettivi di decontaminazione e del materiale di cui sono composti gli strumenti da trattare;
  • l’allestimento della soluzione disinfettante che è bene che l’operatore esegua immediatamente prima dell’operazione stessa così da scongiurare il rischio di contaminazione;
  • la fase di immersione che riguarda principalmente la durata del trattamento;
  • lo smaltimento della soluzione che è stata utilizzata per la decontaminazione.

Nel caso in cui si opti per una decontaminazione automatica, il contenitore con gli strumenti è direttamente collocato all’interno di una lavastrumenti, i cui programmi di disinfezione garantiscono un ciclo perfetto e un risultato impeccabile.

In particolare il processo di disinfezione degli strumenti all’interno della macchina segue una procedura standard nonostante a cambiare, da un modello all’altro, siano i programmi.

Il processo è il seguente:

  • Selezionare il programma.
  • È molto importante selezionare sempre il programma in base al tipo di carico, al grado e al tipo di sporco o tenendo conto degli aspetti di prevenzione delle infezioni. Nell’elenco dei programmi, al termine delle istruzioni d’uso, sono descritti tutti e le rispettive aree di applicazione.
  • Chiudere lo sportello;
  • Premere il tasto Start/Stop.

È possibile posticipare l’avvio di un programma, sfruttando, ad esempio, le tariffe energetiche notturne oppure pulire la vasca di lavaggio per il successivo uso il giorno dopo. Partendo dall’ora programmata, è possibile posticipare l’avvio del programma con una precisione da 1 minuto a 24 ore .

 

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3. Il lavaggio

Lavaggio manuale o con metodo meccanico/chimico: in generale questa procedura concorre all’eliminazione di ogni residuo di sporco. Oggi le aziende ospedaliere e i laboratori di analisi preferiscono, al lavaggio manuale, affidarsi a macchinari specifici. Macchine lavastrumenti e termodisinfettori sono programmate per completare anche le operazioni di detersione degli strumenti.

All’azione meccanica segue un’azione termica che uccide batteri e spore. Ogni programma è specifico per un determinato settore medicale e assicura, oltre al lavaggio, l’assoluta incolumità degli operatori. In questa fase, infatti, è molto importante seguire il protocollo ed evitare nella misura più assoluta interventi che non siano previsti e che mettono a rischio l’incolumità propria e di chi sta intorno.

4. Il Risciacquo

Questa terza fase è molto semplice ma estremamente importante perché come possono rappresentare un pericolo il residuo di spore e batteri così le tracce di detergente sono un danno per i pazienti sui quali questi strumenti saranno utilizzati. Dunque, è bene che questo processo sia effettuato che con acqua demineralizzata, riducendo così anche il

5. L'asciugatura

La presenza di umidità sulla superficie delle apparecchiature favorisce lo sviluppo naturale dei microrganismi, è bene quindi che ogni traccia d’acqua sia rimossa. Per farlo vengono impiegati panni di carta o di tela con la cura che non lascino fibre, oppure pistole ad aria compressa.

6. Il controllo e la manutenzione

I materiali vengono controllati in modo scrupoloso affinché ogni singolo pezzo sia adeguatamente pulito. Se necessario, si applicano prodotti lubrificanti affinché i movimenti che gli operatori devono compiere siano corretti.

7. Il confezionamento

Le procedure di confezionamento della strumentazione devono essere eseguite in un ambiente diverso rispetto a quello in cui sono disinfettati. È importante riporre i gli strumenti separati in confezioni ben sigillate così da evitare qualsiasi contatto con l’esterno e quindi contaminazione.

Soprattutto quest’ultima procedura è soggetta ad una serie di norme in termini di scelta del materiale delle buste per il confezionamento e informazioni da apporre sulle etichette di tracciatura. Accanto alle regole generali che valgono per tutto il settore, vi sono poi regole puntuali che riguardano ogni specializzazione che è assolutamente necessario seguire.

8. La sterilizzazione

Ottava ed ultima tappa del processo di ricondizionamento della strumentazione medicale è la sterilizzazione, un processo che può essere fisico o chimico che porta alla distruzione di ogni forma di microrganismo vivente e agente biologico residuo. La definizione sopra esposta semplifica il concetto di sterilità che, al contrario può essere definito solo su base statistica.

La norma tecnica UNI EN 566-1 impone che per dichiarare sterile un prodotto è necessario verificare la probabilità che su un milione di prodotti sterilizzati, uno non lo sia; detto con altre parole, è necessario che il SAL (Sterility Assurance Level), il livello di sicurezza di sterilità, sia pari a 6. A conferma che la sterilizzazione sia davvero importante vi è il fatto che questo processo sia definito speciale dalla stessa norma UNI EN 566-1 che, richiamando a sua volta la norma UNI EN ISO 9001:2000, sottolinea come il risultato del processo non sia verificabile sul prodotto. In quest’ottica l’intero processo, che si completa con gli 8 step di cui abbiamo parlato, deve avere uno svolgimento perfetto e assolutamente attento.

Quali sono le tipologie di sterilizzazione?

L’agente sterilizzante più conosciuto ed utilizzato è sicuramente il calore sottoforma di vapore. Quest’ultimo, se sottoposto a pressione, arriva a raggiungere una temperatura di 100° che rappresenta la condizione sterilizzate di qualsiasi genere di materiale. Il vapore è rapido, sicuro ed economico. Di altra categoria sono le sterilizzazioni che avvengono con l’ausilio di processi chimici e sono: l’ossido di etilene (GAS) che ha un’enorme proprietà antimicrobica, il perossido di idrogeno e l’acido peracetico.

La sterilizzazione mediante processi fisici

La sterilizzazione mediante calore prevede il contatto del dispositivo con aria calda. Per un risultato ottimale è necessario raggiungere una temperatura di 160°C per un’ora o di 180°C per 30 minuti. A questi si aggiungono i tempi di riscaldamento e raffreddamento, per un ciclo totale di 180-240 minuti.

Tra le tecniche di decontaminazione più economiche c’è quella che sfrutta il vapore saturo: l’autoclave, la macchina che consente questa tecnica, è dotata di una buona capacità di penetrazione. Gli utensili vengono esposti per un tempo che va dai 5 ai 7 minuti a una temperatura di 134 °C o, in alternativa, a una di 121 °C per circa 15-20 minuti. Questi sono i parametri sono indicati dalle normative europee EN 285 ed EN 544.

Seguono i sistemi a radiazioni che si dividono in sistemi a radiazioni ionizzanti e non ionizzanti. I primi utilizzano i raggi gamma oppure i raggi beta; mentre i sistemi a radiazioni non ionizzanti hanno principalmente un’azione batteriostatica e di mantenimento di sterilità. Di base sono efficaci solo su oggetti non troppo spessi, in quanto non hanno grande capacità di penetrazione. Sono dannosi per gli occhi, per questo devono essere impiegati con estrema cautela dagli operatori e nel rispetto delle norme in materia di sicurezza.

La sterilizzazione mediante processi chimici

I processi chimici sfruttano l’ossido di etilene, il perossido di idrogeno e le soluzioni di acido paracetico e sono:

  • l’ossido di etilene impiegato soprattutto in ambito ospedaliero data la sua pericolosità: è infatti un gas esplosivo e infiammabile. Inoltre riesce ad impregnare a lungo gli oggetti trattati
  • il perossido di idrogeno altamente versatile ed è alla base di una delle tecniche più avanzate di sterilizzazione. Con questo metodo si possono trattare materiali plastici, metalli, fibre ottiche, componenti elettroniche e strumenti molto delicati (microchirurgia). Quando lo si applica allo stato gassoso si generano radicali liberi, i quali possiedono un’alta capacità germicida
  • l’acido paracetico che è caratterizzato da proprietà antimicrobiche ed è particolarmente adatto per tutti gli strumenti utilizzati in ambito endoscopico.

Altre due tipologia di sterilizzazioni sono: a freddo e a secco. Se la prima è la soluzione ideale per i materiali che non possono essere trattati a caldo e sono sterilizzati grazie a soluzioni in polvere che agiscono in profondità contro forme vegetative o spore, la seconda prevede lunghi tempi di esposizione degli strumenti a temperature molto alte senza un sistema di ventilazione che assicura una temperatura omogenea; per questo motivo, la tecnica a secco sta cadendo in disuso.

Le fasi della sterilizzazione da banco con un autoclave Miele

Le fasi di sterilizzazione sono regolate da un protocollo molto rigido che ha lo scopo di garantire la corretta sterilizzazione di tutti gli strumenti. Come prima cosa è necessario installare la macchina da banco, ponendo estrema cura ed attenzione ai diversi collegamenti da effettuare. A questo punto è necessario disporre il carico da introdurre nello sterilizzazione con l’attenzione di inserire esclusivamente strumenti precedentemente lavati, disinfettati e asciugati con cura. È necessario assicurarsi che gli strumenti  risultino puliti a occhio nudo e che non vi siano tracce di dentina, sangue e altre fibre composite perché possono pregiudicare il risultato di sterilizzazione.

Prima di caricare l’apparecchio, è importante controllare la tipologia di oggetti da sterilizzare così da scegliere il programma più adatto. È altrettanto importante considerare che alcuni articoli in gomma e materiale plastico possono essere sterilizzati solo con temperature di 121°C mentre per gli strumenti non cavi e oggetti porosi (panni, laminati, ecc.) potrebbe essere necessario il programma che porta la temperatura interna a 134C°. Per scoprirlo è bene leggere le indicazioni dei produttori.

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I programmi

Le autoclavi per sterilizzazione della line CUBE di Miele hanno a disposizioni cinque programmi specifici di cui due di test.  Nello specifico:

  • 121°C Universale
  • 134°C Universale
  • 134°C Prioni
  • Test di Helix e di B&D
  • Test del vuoto

Ogni programma di sterilizzazione Miele è composto da 7 fasi che vanno ad aggiungersi alle 8 fasi sopra elencate, le cui specifiche sono contenute nel protocollo relativo al processo di tracciabilità.

Il ciclo di sterilizzazione

  • start: è la fase di accensione della macchina che, impostato il programma, procederà alla sterilizzazione degli strumenti al suo interno;
  • vapore: è la fase di immissione del vapore che dura in media 120 secondi;
  • frazioni: è la fase centrale a sua volta composta da una serie di tre frazionamenti che lavorano in ingresso e in uscita di vapore.
  • Alla fase di immissione segue la fase di abbassamento della pressione assoluta registrata all’interno della macchina per un tempo stabilito che costituisce il tempo massimo; tuttavia, se la pressione non viene raggiunta entro il tempo massimo, segue una segnalazione di errore. Tale meccanismo di aumento e abbassamento della temperatura (entrata vapore e fuoriuscita dello stesso grazie al sistema sottovuoto) si ripete per ben quattro volte con una differenza, di volta in volta, dei tempi di raggiungimento della pressione desiderata;
  • sterilizzazione: è la fase di stabilizzazione del processo appena avvenuto e la durata varia in relazione ai programmi. Solo nella fase vera e propria di sterilizzazione la temperatura raggiunge il massimo grado previsto dal programma scelto;
  • asciugatura: è la fase in cui si registra una graduale diminuzione della pressione registrata all’interno della macchia;
  • ventilazione: è la fase di ulteriore abbassamento della pressione registrata all’interno della macchia;
  • fine: è la fase ultima al termine della quale l’autoclave cessa di funzionare.

È molto importante eseguire, ogni giorno, prima della sterilizzazione del primo carico il test di Helix o di Bowie-Dick e almeno una volta a settimana la prova del vuoto. Tutte le autoclavi da banco per la sterilizzazione Miele dispongono di questi programmi specifici le cui procedure e descrizioni sono disponibili nel manuale d’uso delle macchine.

360PRO, l’impegno di Miele e degli esperti del settore

360PRO è il sistema completo, per il trattamento sicuro ed efficiente degli strumenti in studi medici, centri OP e cliniche, che divide l’intero ciclo di lavoro in quattro sezioni:

  • lavaggio/disinfezione
  • sterilizzazione
  • documentazione
  • garanzia

Miele si è impegnata e si impegna ogni giorno a ridurre gli sprechi, grazie all’utilizzo di programmi studiati per rendere ogni ciclo efficiente e ad un trattamento particolarmente delicato che limita i problemi legati all’usura. Inoltre gli specialisti Miele seguono gli operatori dalla fase tecnica alla pianificazione e al finanziamento, consigliando la soluzione migliore per ogni esigenza.

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